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Casoli. Scopriamo l'Apicoltura Colanzi e il nomadismo degli alveari

Oggi vi portiamo a conoscere l'attività fondata da un fratello e una sorella con la passione per l'ambiente e la biodiversità

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Il nostro viaggio fra le eccellenze della Val di Sangro ci ha portato in giro a conoscere artigiani del legno e dei metalli, imprenditori agroalimentari, allevatori e macellai con una grande storia alle spalle, gioiellerie di altissima qualità, ma questa siamo voluti andare a scoprire un settore che più di tutti sta soffrendo dei cambiamenti dovuti all’inquinamento e all’alzamento delle temperature ossia l’apicultura.

Tutti noi probabilmente abbiamo un barattolino di miele in casa, soprattutto durante l’inverno quando mangiare miele diventa utile a combattere i piccoli malanni di stagione.

In Italia, secondo l’Osservatorio nazionale del Miele, nel 2021 si è stimata una produzione di 12.450 tonnellate di miele mentre il consumo per lo stesso anno è stimato intorno a 14.028 tonnellate con una media di 1,7 kg a testa.

Molte sono le eccellenze nel settore nella Val di Sangro, localizzate soprattutto a Tornareccio e Roccascalegna, ma noi vi portiamo in una piccola realtà di Casoli, fondata da fratello e sorella che con passione si dedicano alla produzione di questo meraviglioso prodotto, ossia l’Apicultura “Colanzi”.

Loro sono Ezio e Beniamina Colanzi, due giovani ragazzi di Casoli, che hanno costruito il loro progetto aziendale puntando sulla passione per l’ambiente, per i luoghi integri e per la biodiversità.

“È ormai risaputo il ruolo degli insetti impollinatori per la sostenibilità del pianeta, - ci dice Ezio - visto che è in discussione la loro sopravvivenza. Contribuire con il nostro lavoro alla tutela della biodiversità ci fa sentire utili, si tratta di un compito prestigioso, lusinghiero e motivante. L'idea di partecipare alla conservazione di un ambiente sano, pulito, è per noi uno stimolo. È importante aver cura dei propri luoghi e soprattutto della Natura che l'umanità ha ereditato e dovrà tramandare.”

Poi Ezio e Beniamina ci spiegano come è nato questo loro lavoro: “Abbiamo imparato l'apicoltura da un vecchio apicoltore del paese, abbiamo poi deciso di farne un mestiere e di avviare il progetto aziendale. Abbiamo costruito gli alveari e al tempo stesso abbiamo restaurato un vecchio fienile a casa dei nostri nonni per farne un laboratorio certificato per l'estrazione del miele e per la lavorazione dei prodotti dell'alveare.”

“Alla base del progetto - continua Ezio - c'è anche l'idea di recuperare spazi in abbandono, presso luoghi che sembrano avere un valore secondario ma che invece sono importanti.”

Da tutto ciò nasce il buonissimo miele Colanzi come ci spiega bene la sorella e socia Beniamina. “Ci occupiamo principalmente della produzione di mieli e polline. – ci precisa - Pratichiamo il nomadismo degli alveari fuori regione. La produzione dei mieli varia in base alle condizioni climatiche, alla presenza di fonti nettarifere, alla salute delle famiglie di api. Il nostro compito è di accompagnare le api nella loro opera. Produciamo poi polline, principalmente dai salici dell'Oasi di Serranella.”

Non è certamente un lavoro facile. Richiede molta attenzione e soprattutto attesa. I risultati del proprio lavoro si vedono solo nel momento dell’estrazione del miele, ciò comporta impegno e cura durante tutto l’anno.

“Durante la fase invernale – raccontano fratello e sorella - ci assicuriamo che le famiglie di api abbiano il nutrimento sufficiente, facciamo poche visite agli alveari. Nella fase primaverile prepariamo le famiglie per i raccolti e cominciamo le movimentazioni sulle fioriture che riteniamo importanti per le nostre produzioni. Non è matematico avere raccolti, lo mettiamo in conto ogni anno.”

“Il miele - proseguono i due imprenditori - viene prelevato dall'apiario, viene portato in azienda, viene estratto a freddo, viene filtrato e messo nei maturatori, dopo qualche giorno viene invassettato direttamente. Questo procedimento semplice e basilare ci permette di conservare l'aroma e le componenti nutrizionali dell'alimento a favore del consumatore.”

La nostra attenzione però ci è concentrata su una particolarità dell’Apicultura Colanzi ossia l’utilizzo del cosiddetto nomadismo degli alveari ossia “una pratica tipica degli apicoltori professionisti, - ci illustra Ezio - i quali chiudono le arnie e le spostano da una postazione ad un'altra in prossimità di una fioritura nuova ritenuta importante per fini produttivi.”

“Ogni notte le api rientrano dai giri sui fiori, in quel momento l'apicoltore chiude le arnie, le carica sul mezzo e le sposta. Quando si raggiunge la nuova postazione le arnie vengono aperte di nuovo, così da permettere alle api di uscire ancora. Dopo una prima fase di orientamento, durante la quale le api cercano le fonti di nettare nel nuovo luogo, inizia la fase di importazione.”

“La regola base – conclude l’apicoltore -  è che in occasione di ciascuna movimentazione l'arnia va spostata di almeno tre km, altrimenti una volta aperta le api si orientano e tornano al punto di partenza. Il nomadismo permette di ottimizzare la produzione, di raccogliere nettare da diverse fioriture, di diversificare l'offerta di mieli.”

Infine abbiamo chiesto ai due giovani apicoltori quali sono i loro obiettivi per il futuro e dove contano di arrivare. A risponderci è Beniamina che ci rivela: “Molti, ne abbiamo uno al giorno. Alcuni difficili da realizzare nel breve periodo, su altri stiamo lavorando.”

“Di sicuro – afferma la giovane imprenditrice -  vorremmo consolidare la nostra struttura, continuare a seguire le api, oltre ad essere presenti a tempo pieno con rivenditori e clienti. Già questi sono obiettivi impegnativi per un organico modesto come il nostro. Entro l'anno speriamo di riuscire ad inserire una linea di tisane, da produrre e distribuire in parallelo alla nostra offerta di mieli e prodotti dell'alveare.”

 

 

Apicultura “Colanzi”

Contrada Guarenna Nuova, 129,

66043 Casoli CH

http://www.apicolturacolanzi.it/

e-mail: apicolturacolanzi@gmail.com

+39 3495821936

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