Questa mattina il sottosegretario all’Interni, Ivan Scalfarotto (IV), ha risposto all’interrogazione mossa dal Senatore Luciano D’Alfonso (PD) in commissione Affari costituzionali sul caso del Piano Regolatore Generale di Atessa nella quale si chiedeva di esprimere una valutazione circa la regolarità della procedura adottata dall’amministrazione comunale per richiedere la nomina e sull’iniziale sospensione alla stessa operata degli uffici della Regione Abruzzo.
Il sottosegretario Scalfarotto, sulla base di un’informativa dettagliata fornita dalla Prefettura di Chieti, ha precisato ha fatto bene il consiglio comunale di Atessa a chiedere la nomina di un commissario ad acta a causa dei conflitti di15 consiglieri su 17.
Inoltre il governo ha preso atto del dietrofront della Regione Abruzzo che poi a metà marzo ha provveduto a incaricare l’architetto D’Arcangelo per la redazione del piano regolatore.
Una risposta che non ha soddisfatto l’ex presidente della Regione Abruzzo che ha dichiarato: “Mi dispiace ma non è una risposta che mi vede soddisfatto In questa vicenda probabilmente c’è stata un’attività di pressione sugli uffici regionali che deve essere approfondita per il bene dell’Ordinamento”.
“La risposta del Governo non ha soddisfatto l’esigenza conoscitiva che ho sollevato – ha aggiunto il senatore D’Alfonso - Non si è soffermata sulla vera questione da approfondire: le ragioni della condotta contradditoria che la Regione Abruzzo ha tenuto nell’arco dei due mesi trascorsi tra la richiesta (prima bloccata) e la nomina (poi autorizzata) del Commissario ad Acta”.
Il senatore avrebbe voluto un’indagine più approfondita sulle ragioni delle iniziative prese dall’Ufficio Pianificazione Territoriale della Regione Abruzzo, che ha dapprima sospeso la procedura d’incarico per poi nominare il commissario, e sulle eventuali pressioni ricevute dai suoi funzionari.
“Sono due le anomalie in contraddizione di questa vicenda. La prima: come mai quattro consiglieri comunali di opposizione, poi diventati due, riescono a prevalere con una letterina sul Consiglio comunale che, con atto tipico, aveva deliberato la richiesta di commissariamento? - ha sottolineato il senatore - Gli Enti e le istituzioni parlano per atti giuridici: le letterine possono convincere rapporti amorosi, o possono far cura d’interessi privati, ma non possono avere rilievo dal punto di vista del pronunciamento istituzionale fino addirittura a determinarlo”.
“L’altra anomalia - ha proseguito - è che quando la letterina ha assunto finalmente la forma di un ricorso al Tar, la Regione invece di mantenere ancor di più la linea dispettosa originaria ed evitare la nomina, cosa fa? Contraddice sé stessa e nomina il Commissario. Questa è la vera questione che anche attraverso la storica competenza della Prefettura di Chieti era e resta il caso di approfondire.”
“Perché a L’Aquila i dirigenti hanno fatto zig-zag? Probabilmente c’è stata un’attività di pressione sugli uffici regionali che in una prima fase è stata efficace. – tuona l’ex presidente - Del resto, uno dei consiglieri di opposizione firmatari della letterina e del ricorso aveva assicurato prepotentemente, in Consiglio Comunale, che avrebbe fatto l’impossibile e oltre per bloccare la procedura di nomina del Commissario”.
“Dico al rappresentante del Governo - ha concluso D’Alfonso - che occorre convocare un approfondimento perché le ragioni del diritto non siano mai più oggetto di trattativa, di negoziato, di telefonate, di bigliettini e di pizzini. Non è accettabile che l’Ordinamento non possa contare sul valore degli atti tipici deliberati dagli organi che esso stesso ha istituito”.